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Oggetto
🚨 DEPUTATI - DDL Caccia A.S. 1552 / C. 2984 – Evidenze, criticità e alternative prima del voto
Testo email completo
Gentili Deputate, Gentili Deputati,
Gentili Senatrici, Gentili Senatori,
in seguito alle comunicazioni già inviate e alla specifica richiesta di verifica relativa al Ministro Francesco Lollobrigida, con la presente Vi informiamo formalmente delle principali evidenze, criticità e alternative relative al DDL Caccia, affinché una decisione che incide sul patrimonio indisponibile dello Stato, sulla sicurezza dei cittadini e sulla biodiversità nazionale sia assunta nella piena conoscenza dei fatti e non possa in futuro essere giustificata con la loro mancata conoscenza.
Di seguito trovate le 10 principali obiezioni al provvedimento e le relative alternative. La documentazione, le fonti e gli approfondimenti sono disponibili nel dossier indicato in calce.
1 CINGHIALI: PRIMA LE IMMISSIONI, POI L’“EMERGENZA”
ISPRA documenta le massicce immissioni di cinghiali effettuate in Italia a partire dagli anni Cinquanta, anche con animali provenienti dall’estero e successivamente da allevamenti, nell’ambito di una gestione storicamente legata anche all’interesse venatorio.
Non può essere presentata come emergenza esclusivamente naturale una situazione alla cui creazione ha contribuito direttamente l’intervento umano, per poi farne pagare ancora una volta le conseguenze agli animali.
2 PIÙ ABBATTIMENTI NON HANNO RISOLTO IL PROBLEMA
Secondo ISPRA, tra il 2015 e il 2021 gli abbattimenti dei cinghiali sono aumentati del 45%, fino a circa 300.000 animali l’anno, mentre nello stesso periodo i danni all’agricoltura hanno raggiunto complessivamente circa 120 milioni di euro.
Prima di aumentare ulteriormente gli abbattimenti deve essere dimostrato, dati alla mano, che funzionino meglio delle alternative preventive.
3 LA SCIENZA CONTESTA IL DDL
ISPRA costituisce il riferimento tecnico-scientifico pubblico nazionale sulla fauna e l’Associazione Teriologica Italiana, nel documento del 29 giugno 2026, ha rilevato importanti criticità scientifiche del DDL 1552 e chiesto di sospenderne l’iter e riaprire il confronto con comunità scientifica e ISPRA, anche rispetto alla tutela dei valichi montani e dei corridoi ecologici.
La politica può assumersi la responsabilità di una decisione, ma non può presentarla come scientificamente necessaria quando gli organismi scientifici competenti la contestano.
4 NORMATIVA EUROPEA E COSTITUZIONE
L’art. 9 della Costituzione impone alla Repubblica la tutela dell’ambiente, della biodiversità e degli ecosistemi, anche nell’interesse delle future generazioni, e stabilisce che la legge disciplina i modi e le forme di tutela degli animali.
L’art. 1 della Legge 157/1992 stabilisce inoltre che la fauna selvatica è patrimonio indisponibile dello Stato ed è tutelata nell’interesse della comunità nazionale e internazionale.
A questo quadro si aggiungono la Direttiva Uccelli 2009/147/CE e la Direttiva Habitat 92/43/CEE, che impongono precisi obblighi di conservazione.
L’ampliamento di tempi, luoghi e modalità della caccia deve essere compatibile con questi obblighi, non semplicemente con gli interessi del comparto venatorio.
Se il provvedimento esponesse l’Italia a una procedura d’infrazione e a successive sanzioni europee, il costo ricadrebbe sulla collettività, non sui soggetti che ne beneficiano. Chi sosterrà il DDL si assumerà pertanto anche la responsabilità politica di tale rischio.
5 CIRCA 600.000 CACCIATORI ARMATI: SICUREZZA PUBBLICA
Parliamo di circa 600.000 cacciatori/titolari autorizzati all’uso venatorio delle armi, rispetto a un ordine di grandezza di circa 400.000 appartenenti alle principali Forze di polizia e sicurezza.
Questi ultimi operano con formazione professionale, addestramento, disciplina e controlli sull’impiego delle armi; i cacciatori sono privati cittadini armati per l’attività venatoria, senza un sistema equivalente di addestramento permanente e rendicontazione delle munizioni.
A ciò si aggiungono elevata età media della popolazione venatoria, incidenti, cittadini colpiti, cani e gatti impallinati e abitazioni e proprietà raggiunte dai pallini.
Nella sola stagione venatoria 2025/2026, il monitoraggio dell’Università di Urbino registra 9 decessi e 37 feriti in incidenti di caccia. A questi si aggiungono i casi di cani e gatti impallinati, abitazioni e proprietà raggiunte dai pallini e gli episodi che coinvolgono cittadini estranei all’attività venatoria.
La sicurezza di chi vive e lavora nelle campagne non può essere subordinata all’attività venatoria.
6 CRAS, ANIMALI FERITI E AGONIE INVISIBILI
Ogni stagione i CRAS recuperano fauna selvatica con pallini nel corpo, fratture, ali distrutte e ferite gravissime, insieme a casi di animali domestici colpiti.
Sono soltanto quelli recuperati: non esiste un conteggio completo degli animali feriti che muoiono nei boschi e nei campi dopo ore o giorni di agonia.
A ciò si aggiungono proposte come l’utilizzo di arco e frecce in Trentino, rispetto alle quali deve essere valutato il rischio di ferimenti non immediatamente letali.
La sofferenza degli animali non scompare perché non entra nelle statistiche.
7 CANI DA CACCIA E RANDAGISMO
Nel 2026 a Scossicci, tra Porto Recanati e Loreto, sono state rinvenute 55 carcasse di cani; nell’inchiesta è stato indagato un cacciatore e le responsabilità individuali saranno accertate dalla magistratura.
È il caso più eclatante di un problema più ampio che richiede controlli: cani da caccia smarriti, abbandonati, ceduti, anziani, malati o non più utilizzabili, mentre canili e rifugi italiani continuano a sostenere le conseguenze economiche e sociali del randagismo.
Chiediamo tracciabilità effettiva dalla nascita alla morte, microchip, controlli su allevamento, riproduzione, cessione e destino dei cani utilizzati nella caccia.
8 INCENDI, CRISI CLIMATICA E HABITAT GIÀ DISTRUTTI
La fauna italiana è già sottoposta a crisi climatica, siccità, incendi, consumo di suolo e frammentazione degli habitat.
Nel luglio 2026 la Protezione civile calabrese ha denunciato persino casi di gatti utilizzati per propagare incendi mediante materiale infiammabile legato alla coda.
Mentre animali vengono recuperati bruciati, feriti e privati dei propri habitat, il Paese necessita di più prevenzione, droni, Canadair e mezzi antincendio, Protezione civile, Carabinieri Forestali, CRAS e vigilanza ambientale.
Le risorse umane ed economiche devono essere indirizzate prioritariamente alla protezione del territorio, non all’aumento della pressione venatoria su un ambiente già compromesso.
9 PIOMBO, PALLINI, BOSSOLI E INQUINAMENTO
Pallini, proiettili, bossoli e residui di munizioni vengono dispersi nei terreni, nei boschi e nelle zone umide; ISPRA e la letteratura scientifica hanno documentato la contaminazione da piombo delle munizioni venatorie e i relativi effetti sulla fauna e sugli ecosistemi.
L’impatto della caccia comprende anche contaminazione ambientale, animali selvatici e domestici feriti lasciati agonizzanti, animali domestici impallinati regolarmente, disturbo degli ecosistemi e costi sostenuti dalla collettività.
10 LE ALTERNATIVE ESISTONO MA ALLORA A CHI CONVIENE CONTINUARE COSÌ?
Prevenzione, recinzioni e sistemi di protezione, gestione delle fonti alimentari, protezione degli allevamenti, cani da guardiania ove appropriati, monitoraggio scientifico e corretta gestione del territorio costituiscono alternative che devono essere valutate prima di ampliare gli abbattimenti.
Se esistono alternative, se gli abbattimenti sono già aumentati senza risolvere il problema e se la comunità scientifica contesta parti del DDL, diventa legittima una domanda:
a chi conviene economicamente e politicamente continuare ad ampliare questo modello?
Produzione e commercio di armi e munizioni, allevamento e immissione di fauna, attività venatoria, gestione degli ATC, interventi di controllo, indennizzi e finanziamenti costituiscono interessi economici che devono essere resi pienamente trasparenti.
A questa comunicazione seguirà pertanto l’approfondimento “SEGUI I SOLDI”, basato su atti, bilanci, finanziamenti e fonti pubbliche verificabili.
La specifica richiesta di verifica relativa al Ministro Francesco Lollobrigida e a possibili situazioni di conflitto di interessi è già stata trasmessa separatamente.
COSA CHIEDIAMO
Chiediamo:
VOTO CONTRARIO AL DDL CACCIA;
piena centralità scientifica dell’ISPRA;
verifica dell’efficacia reale degli abbattimenti;
priorità alle misure preventive e non cruente;
controlli più rigorosi e periodici sull’idoneità psicofisica e sull’utilizzo delle armi;
piena tracciabilità dei cani utilizzati nella caccia;
maggiori risorse per CRAS, prevenzione incendi, Protezione civile, Carabinieri Forestali, contrasto al randagismo e recupero degli habitat;
piena trasparenza su finanziamenti, indennizzi, costi pubblici e beneficiari della gestione faunistico-venatoria;
rispetto degli obblighi costituzionali ed europei di tutela della fauna, della biodiversità e degli ecosistemi;
confronto pubblico tra costi ed efficacia degli abbattimenti e delle alternative preventive.
Tutte le fonti, i riferimenti normativi, i dati e gli approfondimenti sono raccolti nel:
DOSSIER CACCIA ITALIA 2025–2026
https://maakaruna.com/attivismo/dossier-caccia-italia-2025-2026
Le evidenze richiamate sono inoltre pubblicamente verificabili presso le relative fonti istituzionali e scientifiche. Restiamo a disposizione per fornire documentazione e chiarimenti.
L’articolo 67 della Costituzione stabilisce che ogni membro del Parlamento rappresenta la Nazione.
Vi abbiamo pertanto formalmente portato a conoscenza delle principali criticità, delle evidenze disponibili e delle alternative.
Prima di ridurre la tutela di un patrimonio indisponibile dello Stato, spetta al legislatore dimostrare, sulla base di evidenze scientifiche verificabili, che le misure proposte siano necessarie, efficaci, proporzionate e conformi all’interesse generale.
In assenza di tale dimostrazione, l’ampliamento della pressione venatoria non costituisce una necessità scientificamente acquisita, ma una precisa scelta politica, della quale ciascun rappresentante risponde politicamente davanti ai cittadini.
A chi ha già sostenuto il provvedimento chiediamo di rivedere la propria posizione.
A chi deve ancora pronunciarsi chiediamo di:
VOTARE NO AL DDL CACCIA
La fauna selvatica non appartiene al mondo venatorio, alla politica o ad alcuna categoria economica, ma è al contrario
PATRIMONIO INDISPONIBILE DELLO STATO!
Distinti saluti
Attivismo by Progetto Vegan
Movimento indipendente, apartitico, non religioso, per la tutela degli animali, dell’ambiente e dei diritti universali.
Comunicazione di pubblico interesse ai sensi dell’art. 21 della Costituzione.